Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Gabriel Garcia Marquez intervista Akira Kurosawa

Premessa: Traduzione amatoriale, con adattamenti probabilmente estremi che comunque non inficiano la sostanza, l’originale è qui.

1) Gabriel Carcia Marquez:  Non voglio che questa conversazioni tra amici si trasformi in  una conferenza stampa, ma ho questa curiosità nel voler sapere come lavori. Per cominciare, sono interessato al sapere come scrivi gli script. Primo perché anch’io sono uno scrittore. Secondo, perché tu hai fatti degli stupendi adattamenti di grandi opere letterarie, e sono molto dubbioso sugli adattamenti che sono stati fatte o verrebbero fatte sulle mie opere.

Akira Kurosawa:  Quando desidero adattare un’opera letteraria, mi chiudo in un hotel con una penna ed un pennarello. Ne esco quando ho una idea sommaria del plot, e mi immagino più o meno il finale. Se non riesco ad immaginarmi come una scena debba andare avanti, allora seguo il flusso naturale delle mie idee.

2) Gabriel Garcia Marquez:  La prima cosa che ti viene in mente è una idea o una immagine ?

Akira Kurosawa: Non so se riuscirò a farmi capire, diciamo che tutto comincia con un susseguirsi di immagini disorganizzate.  A differenza di quello che avviene in Giappone, dove gli sceneggiatori hanno l’abitudine di preparare prima uno script complessivo con tutte le idee, poi organizzarlo in scene, e solo dopo aver sistemato il plot, cominciano finalmente a scrivere. Ma non credo che questo sia il giusto modo di fare, in quanto non siamo Dei ^^”

3) Gabriel Garcia Marquez: Hai usato il tuo metodo intuitivo anche quando hai adattato Shakespeare o Gorky o Dostoevsky ?

Akira Kurosawa: Molti giovani registi non si rendono conto della difficoltà di convogliare le sequenze descritte in un libro ad un pubblico attraverso le immagine cinematografiche.  Per dire, adattando una detective story nel quale un corpo è stato trovato vicino ad una stazione, un giovane regista insisteva che bisognava usare lo stesso ambiente come quello descritto dal libro. “tu stai sbagliando” gli ho detto “Il problema è che tu hai già letto il libro e tu sai che il corpo deve essere trovato vicino ai binari. Ma per la gente che non ha letto il libro, quel posto non è niente di speciale” Quel giovane direttore era stato catturato dal potere ipnotico della letteratura, senza riuscire ad immaginare che l’espressione cinematografica ha un suo differente linguaggio.

4) Gabriel Garcia Marquez: Puoi immaginarti qualche immagine della vita reale che ritieni impossibile esprimere in un  film ?

Akira Kurosawa: Sì, c’era questa città mineraria che si chiamava Ilidachi, dove ho lavorato come assistente alla regia quando ero molto giovane. Il regista aveva dichiarato a primo acchito che lì l’atmosfera era magnifica e  strana, e per questa ragione avremmo filmato lì. Ma le immagini mostrarono solamente una anonima città mineraria, era andato perduto quello che solo noi conoscevamo: che gli abitanti di quella città vivevano in condizioni estreme, le donne e i bambini dei minatori vivevano con il timore per la loro sicurezza. Avendo visto i paesaggi di quel luogo tramite queste sensazioni, era evidente che arrivammo a percepire il tutto come “strano”. Ma la camera non vedeva con i nostri stessi occhi.

5) Gabriel Garcia Marquez: In verità so che pochi sono gli scrittori contenti degli adattamenti cinematografici dei loro libri. Qual è la tua esperienza con gli adattamenti ?

Akira Kurosawa: Prima di rispondere, permettimi una domanda: Hai visto il mio film Barbarossa ?

6) Gabriel Garcia Marquez: L’ho  visto 6 vole in venti anni, e ne parlavo ai miei figli ogni giorno fino a quando gli è stato, finalmente,  possibile vederlo. Così non lo è solo per me, ma anche per il resto della mia famiglia risulta essere il loro film preferito tra quelli girati da te. Per me è anche uno dei migliori film della storia del cinema.

Akira Kurosawa: Barbarossa costituisce il punto di svolta della mia evoluzione come regista.  Tutti i film che lo precedono sono diversi da quelli che verranno dopo. E’ la fine di una fase e l’inizio di un’altra fase della mia vita registica.

7) Gabriel Garcia Marquez: Mi pare logico. Inoltre all’interno dello stesso film ci sono due scene che risultano estreme se prese considerando tutta la tua filmografia, e entrambe sono indimenticabili: una è l’episodio della preghiera della mantide, l’altro lo scontro di karate nel cortile dell’ospedale.

Akira Kurosawa: Sì ma quello che intendevo dirti era che lo scrittore del libro Shuguro Yamamoto si era sempre opposto alla trasposizione dei suoi libri  in film. Ha fatto una eccezione per Barba Rossa perché ho insistito così tanto che alla fine ha ceduto. Ebbene, quando abbiamo finito di vedere il film, egli si è girato e mi ha detto “Bene, è molto più interessante del mio racconto”.

8) Gabriel Garcia Marquez: Perché gli piaceva così tanto, sono curioso ?

Akira Kurosawa: Perché aveva ben chiaro in mente le caratteristiche principali del cinema. L’unica cosa che ha preteso da me è stato di aver molto cura della protagonista, un fallimento di donna, così ne ha parlato di lei. Ma la cosa curiosa è che questa idea di fallimento non era mica esplicitata nel romanzo.

9) Gabriel Garcia Marquez: Forse lui pensava così di lei. E’ qualcosa che capita spesso a noi scrittori.

Akira Kurosawa: E’ così. Infatti dopo aver visto i film fatti dai loro libri, molti scrittori dicono “Quella parte del  mio racconto è ben resa”. Ma loro fondamentalmente si riferiscono a qualcosa che è stato aggiunto dal direttore. Capisco cosa intendono, perché possono nitidamente vedere sullo schermo qualcosa che loro avevano intenzione di scrivere, ma non sono stati capaci di farlo,  e tutto questo è frutto dell’intuizione del regista. 

10) Gabriel Garcia Marquez: E’ un po’ come dire “I poeti miscelano i veleni” Ma tornando al tuo ultimo film che stai girando, la cosa più difficile da gestire è stato il tifone ? 

Akira Kurosawa: No. La cosa più difficile in assoluto è lavorare con gli animali. Serpenti d’acqua, formiche. I serpenti domestici sono troppo abituati alle persone, loro non fuggono istintivamente, si comportano come le anguille. La soluzione è catturare un enorme serpente selvatico, che sta provando con tutte le sue energie a fuggire. Così sì che reciterebbe bene la sua parte. La stessa cosa vale per le formiche, c’era bisogno che salissero per il gambo della rosa in fila indiana fino a raggiungere il fiore. Non si sono mosse fino a quando non abbiamo fatto una striscia di miele su per il gambo, solo allora si sono messe a salire. Ad oggi, abbiamo un sacco di difficoltà, ma le cose stanno  migliorando, perché ho imparato un sacco di cose sugli animali.

11) Gabriel Garcia Marquez: Sì l’ho notato, ma che tipo di film è quello dove si hanno più problemi con le formiche che con i tifoni? Qual è la trama ?

Akira Kurosawa: E’ troppo difficile raccontarla in poche parole.

12) Gabriel Garcia Marquez: Qualcuno uccide qualcuno ?

Akira Kurosawa:  No, parlo di una vecchia donna di Nagasaki che sopravvive alla bomba atomica, che è raggiunta per la sua ultima estate  dai nipoti. Non sto girando scene realistiche e scioccanti che dimostrano l’impossibilità di sopportare un simile dramma. Quello che voglio raccontare sono le ferite del cuore che la bomba atomica ha lasciato, e come gradatamente si rimarginano. Ricordo il giorno della bomba chiaramente, e anche adesso faccio fatica a credere che questo sia accaduto nel mondo reale. Ma la cosa peggiore è che i Giapponesi lo hanno già messo nel dimenticatoio. (il film è Rapsodia in Agosto, NdT)

13) Gabriel Garcia Marquez: Che cosa significherà per il futuro del Giappone, ma anche per il popolo giapponese,  questo voler dimenticare il passato?

Akira Kurosawa: I Giapponese non ne parlano esplicitamente. I nostri politici, in particolare, stanno in silenzio per paura degli Stati Uniti. Loro possono accettare la spiegazione di Truman che ha dovuto ricorrere alla bomba atomica per porre fine alla seconda guerra mondiale, ma per noi Giapponesi la guerra va avanti. I resoconti ufficiali parlando di 230.000 morti sotto il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, ma ad oggi sono più di cinquecento mila. Anche adesso ci son 2700 pazienti all’Atomic Bomb Hospital che stanno morendo per le conseguenze di quelle radiazioni dopo 45 anni di agonia. In altre parole,  la bomba atomica sta uccidendo ancora oggi i Giapponesi.

14) Gabriel Garcia Marquez: La spiegazione più razionale vorrebbe farci intendere che gli Stati Uniti volevano finire velocemente la guerra per paura che l’Unione Sovietica si prendesse il Giappone prima di loro.

Akira Kurosawa: Sì, ma perché lanciarle su delle città abitate solo da cittadini che non avevano nulla a che fare con la guerra ? C’erano ben precisi  concentrazioni di forze militari  che stavano conducendo la guerra.

15) Gabriel Garcia Marquez: Né potevano lanciarle sul Palazzo imperiale, che si trovava nel cuore di Tokyo. Penso che la spiegazione più probabile si trovi nel fatto che volevano che il potere politico e militare restasse intanto cosicché si potessero condurre delle veloci trattative unilaterali alla fine della guerra. (la bomba atomica) E’ qualcosa che nessuna altra nazione della terra ha mai sperimentato. Ma ora: Se il Giappone si fosse arreso senza l’uso della bomba atomic, sarebbe lo stesso Giappone che conosciamo ?

Akira Kurosawa: E’ difficile da dire. Le persone che sono sopravvissute a Nagasaki non vogliono ricordare la loro esperienza, perché la maggior parte di loro per sopravvivere ha dovuto abbandonare i propri genitori, i propri figli, i propri fratelli e sorelle. Loro non possono smettere di sentirsi colpevoli. In più, le forze americane che hanno occupato per 6 anni hanno anche accelerato questo processo di rimozione, il tutto coadiuvato anche dal governo. Vorrei anche immaginarmi questa tragedia come inevitabile conseguenze di una guerra.. Ma alla fine penso che la nazione che ha scaricato quella bomba debba chiedere scusa alla popolazione giapponese. Fino a quando questo non avverrà il dramma non potrà definirsi accettato.

16) Gabriel Garcia Marquez: Così per tanto tempo ? Non può quella sfortuna era compensata da un periodo così lungo di felicità ?

Akira Kurosawa: La bomba atomica ha costituito il punto di inizio della Guerra Fredda, e della corsa agli armamenti, e ha segnato l’inizio della creazione e utilizzazione dell’energia nucleare. La felicità non può essere possibile su queste basi.

17) Gabriel Garcia Marquez: Capisco. L’energia nucleare è nata sotto una cattiva stella, e le forze che nascono sotto una brutta sorte sono il perfetto argomento per Kurosawa, ma per quanto mi riguarda tu non stai condannando l’energia nucleare, ma il modo sbagliato con cui è stata usata all’inizio. L’elettricità è una buona cosa, a prescindere dall’esistenza della sedia elettrica.

Akira Kurosawa: Non è la stessa cosa. Io penso che l’energia nucleare va oltre alla nostra capacità di controllarla. Se accadesse un qualunque errore nella sua produzione, il risultato sarebbe un disastro immenso, e le radiazioni rimarrebbero per centinaia di generazioni. D’altra parte quando l’acqua bolle basta lasciarla colare un po’ perché la cosa non sia più pericolosa. Smettiamola di usare elementi che potrebbero bollire per centinaia e centinaia di anni.

18) Gabriel Garcia Marquez: Sono debitore in larga parte della mia idea di umanità grazie ai film di Kurosawa. Ma anche capisco la tua posizione alla luce della terribile ingiustizia nell’aver usato una bomba atomica contro dei civili, oltre al fatto che gli Americani e i giapponesi hanno cospirato per farlo dimenticare ai Giapponesi. Ma per me sembra ugualmente ingiusto per l’energia nucleare essere sempre additata come energia sbagliata soprattutto alla luce dei grandi vantaggi che potrebbe apportare all’umanità se non fosse usata in ambiti militari. 

C’è in tutto questo un conflitto di emozioni che deve essere dovuto da una parte all’irritazione che provi nel vedere come i Giapponesi hanno dimenticato, e dall’altra i colpevoli, vale a dire, gli Stati Uniti che alla fine non hanno riconosciuto la loro colpevolezza e continuano a negare ai Giapponesi le loro scuse.

Akira Kurosawa: Gli esseri umani saranno più umani se realizzeranno che ci sono aspetti della realtà che non possono manipolare. Non penso che noi abbiamo il diritto di generare bambini senza ani, o cavalli da 8 gambe come è accaduto a Chernobyl. Ma adesso penso che questa conversazione sta diventando troppo seria, e questa non era mia intenzione.

19) Gabriel Garcia Marquez: Stiamo facendo la cosa giusta. Quando un argomento è così serio, non possiamo far altro che discuterne seriamente. Il film che stai per finire esplicita questi tuoi pensieri ?

Akira Kurosawa: Non direttamente. Ero un giovane giornalista quando la bomba fu sganciata, e volevo scrivere articoli su quello che era accaduto, ma era assolutamente proibito fino alla fine dell’occupazione. Adesso, facendo questo film, ho iniziato a fare ricerche e studiare l’argomento, e conosco molto di più di allora. Ma se io esprimo i miei pensieri direttamente nel film, questo non può essere compreso e visto nel Giappone di oggi, o da qualunque altra parte.

20) Gabriel Garcia Marquez: Pensi che sia possibile pubblicare la trascrizione di questo dialogo ?

Akira Kurosawa: Non ho obiezioni, al contrario. Questo è il classico esempio   in cui ognuno deve esprimere le proprie opinioni senza restrizioni di sorta.

21) Gabriel Garcia Marquez: Grazie di tutto, considerando tutto ciò, penso che se fossi giapponese sarei inflessibile come te su questo argomento. Ad ogni modo ti capisco. Senza guerre andrebbe bene per chiunque.

Akira Kurosawa: Così è. Il problema è che quando si comincia a sparare, anche Cristo e gli Angeli si trasformano in capi militari.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 10 novembre 2014 da in cinema, interviste con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: