Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: Hwayi – a monster boy, di Joon-Hwang Yang

Ci sono voluti quasi dieci anni per vedere la seconda opera del regista di Save the green planet, film che impressionò per il suo eclettismo.

Questa volta Joon-Hwang Yang  si cimenta con il crime, genere tanto in voga in Sud Corea.

Diciamo subito che i dieci anni di iatus non hanno assolutamente anchilosato la verve cinematografica del regista, tra carrellate in campi lunghi e piani dall’architettura complessa, l’impatto scenico è garantito.

Diciamo anche che Joon-Hwan Yang ha mantenuto la sua weltanshauung, quella capacità di rappresentare i personaggi attraverso varie sfumature da renderli vividi ed empatici .

Quello che viene meno, però, è una certa inconsistenza nel trattare il genere crime, troppo presto viene svelato il retroscena, troppi passaggi sono inutilmente arzigogolati sebbene il regista poi li concluda spesso con una scena cruenta e tecnicamente sorprendente.

Joon-Hwan Yang è troppo concentrato a far sì che ogni elemento della sceneggiatura si incastri e risulti funzionale da perdere la visione dell’insieme, viene meno anche la capacità di dare colore alle storyline secondarie, sei protagonisti praticamente sono troppi, non a tutti riesce a dare consistenza alle loro azioni.

In conclusione però l’opera riesce ad intrattenere perché, come detto, Joon-Hwan Yang non cade né nel buonismo né nella prevedibilità di quello narrato.

Il film inizia in media res con una gang chiamata Day Breaker che tenta di incassare i soldi del rapimento di un bambino, il ricatto finisce male ma invece di eliminare il ragazzino i cinque uomini decidono di allevarlo.

Anni dopo la gang continua a imperversare per la Sud Corea con ferocia, la doppia copertura garantita da un inflltrato all’interno della polizia e dal lavoro di giardinaggio gli permette una buona  libertà di movimento.

L’anima del film si trova nella rappresentazione del mostro virtuale che accompagna il ragazzino, ora adolescente, cresciuto sotto l’ala protettiva di questi spietati cinque killer, un mostro che rappresenta la parte oscura dell’uomo continuamente messogli di fronte dai suoi cinque padri.

Tra questi il peggiore, o meglio, quello più simile al nostro protagonista è Seok-Tae interpretato dall’attore feticcio del cinema noir sud coreano il grande Yun-seok Kim, già visto in The Chaser, The Yellow Sea e The Thieves, che a suo tempo accettò quel mostro per trasformarsi in uno spietato criminale , ed è contro di esso che il nostro dovrà confrontarsi.

ultima modifica: 20/06/2019

Voto: 7

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