Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: Friend, di Kyung-taek Kwak

Il cinema ha spesso affrontato la malavita non entrando nel merito del cosa sia “giusto” o “sbagliato” bensì concentrandosi sulle individualità per poi focalizzarsi sugli aspetti comportamentali e su quelli emozionali.

Fenomeno questo che è ancora più marcato nel cinema orientale, anche perché l’ingerenza della malavita esula spesso da un semplice controllo dei vizi dell’uomo per divenirne colonna verticale della stessa struttura sociale.

La Sud Corea che aveva fatto dell’anticomunismo anti Nord Coreano il suo punto di forza favorì, al contempo, l’ascesa della malavita nel controllo del territorio, permise ai sodalizi mafiosi di controllare l’intera rete di ristrutturazione edile del paese.

Solo più tardi comincerà una lotta per estirpare il bubbone della criminalità organizzata.

Dopo questa sommaria premessa, possiamo ben dire che il film diretto da Kyunk-Taek Kwak mette in mostra l’anima della malavita giocando sul rapporto di quattro amici.

Una scansione temporale degli eventi che parte dall’infanzia dove l’ingenuità è il carburante del piacere di stare insieme, passando per l’adolescenza per infine giungere all’età adulta.

Jeong-suk è figlio di un gangster del luogo, lungi dall’esserne affascinato cerca di rifulgerne completamente, per questo lega con Sang-tae figlio intelligente di un onesto lavoratore della media borghesia, a loro si unirà anche Dong-su figlio di un becchino e Jeong-ho, piacione e clown del gruppo.

Jeong-suk seguito dal suo fido secondo Dong-su farà il grande passo di trasformarsi in un poco di buono, cosa che lo porterà a vedere in Sang-Tae, che nel frattempo percorre la strada della “normalità” iscrivendosi ad un college e studiando all’estero, quello che sarebbe potuto divenire, trasfirmando così la loro amicizia in quel rapporto simbiotico tanto caro al mondo relazionale “orientale”. 

Situazione che causerà una inclinazione dei rapporti con il fido Dong-su, quest’ultimo in grado di divenire baldanzoso e pericoloso gangster.

Il regista produce un flm empatico, capace di focalizzarsi sui quattro protagonisti cambianod continuamente ritmo e genere senza per questo stravolgere la coerenza del film.

Se dall’ingenuità dell’infanzia passiamo ad una adolescenza focosa e rabbiosa ma ancora avida di futuro, si arriva al vicolo cieco che è la vita di un adulto, si può vedere nel loro percorso un sottile parallelismo con la storia sociale coreana.

Proprio per questo il regista non dimentica di inquadrare anche il cambiamento del paesaggio, usando lunghe carrellate o inquadrature a campo lungo, dove si parte ammirando i bistrot in legno fino ad arrivare a gigantesche gru che mettono sotto sopra la Sud Corea del forsennato sviluppo.

Film meritevole ed encomiabile.

ultima modifica: 20/06/2019

Voto: 8

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Questa voce è stata pubblicata il 19 novembre 2014 da in cinema, cinema asiatico, cinema orientale, drama, sud corea con tag , , , , .
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