Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Qualcuno da amare, di Abbas Kiarostami

FirestormAbbas Kiarostami autore iraniano dalla regia sofisticata offre una istantanea di due giorni su una particolare forma di solidarietà sentimentale che si instaura tra la bella Akiko, interpretata alla sua prima vera recitazione in un film con tutti i crismi, e riesce anche a non deludere, da Rin Takahashi, e il vedovo anziano signor Takashi, ex professore universitario ancora però in piena attività lavorativa, anche esso interpretato da un volto abbastanza nuovo Tadashi Okuno.

La trama è abbastanza semplice e lineare, e si può inquadrare in quei film stile slice of life che aprono una brevissima finestra sulle vicende di alcuni personaggi che si intersecano, in questo caso nella metropoli più dispersiva del globo, che è Tokyo, ben sottolineate dal regista grazie ad accurate inquadrature che fanno da raccordo tra le scene.

Tornando alla trama, una prostituta d’alto borgo, studentessa universitaria, trova inaspettatamente in un anziano professore universitario un interlocutore sagace e comprensivo sulle problematiche della ragazza: la paura dei suoi famigliari, e l’invadenza di un fidanzato eccessivamente geloso.

La bellezza del film si trova nel suo dispiegamento, sostenuto da lunghe sequenze in long take, piani sequenza sostenuti comunque da un lavoro di montaggio, ed inquadrature a figura intera che ci permettono di vivere in prima persona le azioni dei personaggi.

Infatti lo svelare di tutti i rapporti, di chi e che cosa sono i personaggi, come del mestiere della ragazza, avviene soltanto all’interno del film, che quindi non presenta alcun punto di vista esterno.

Questa situazione garantisce empatia nello spettatore nel cercare di svelare cosa avverrà da lì a poco, cosa significano certi silenzi, e certe frasi.

Situazione che permette con delicatezza quindi anche di concentrarsi sulla solitudine degli uomini anziani, sulla debolezza della posizione della donna anche nelle società moderne, spesso vittime di violenza e di abusi.

Un film tout-court sostenuto da un linguaggio cinematografico di notevole fattura, che giostra perfettamente intorno al gioco del rapporto campo-controcampo, grazie ad un continuo alternarsi della soggettiva del film.

regia: 7½
sceneggiatura: 7
recitazione: 7½
7.3

link imdb

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Questa voce è stata pubblicata il 6 dicembre 2014 da in cinema, drama, recensione con tag , , , .
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