Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

The taste of money, di Sang-soo Im

Firestorm

Sang-soo Im , il regista di the Housemaid, una specie di Attrazione fatale alla orientale, decide di affrontare con uno sguardo più invasivo e morboso le potenti famiglie che gestivano il potere economico coreano, una volta venuto meno il controllo militare. Famiglie che possedevano, e posseggono ingenti quantità di denaro liquido, e con questi condizionano mercati, appalti, anche appoggiati dai potenti clan malavitosi, nel tipico rapporto che lega i colletti bianchi alla mafia di nostrana memoria.

Per farlo sceglie di concentrarsi sul tirapiedi di uno di questi faccendieri, un tuttofare che passa dall’essere testimone della corruzione di uno dei giudici, a cercare di assecondare i cinici gusti dei molteplici componenti di una famiglia disgregata, tenuta unita dall’avidità dei soldi.

Tutto salta in aria, quando il tenutario della famiglia, stanco di questo mondo costruito ad hoc intorno ai soldi decide di abbandonare il tutto, per l’amore di una formosa cameriera filippina con due piccoli figli. Una fuga d’amore che fa saltare in aria tutto il castello, ed esce fuori l’algida matriarca desiderosa di possedere la ricchezza, la dolce avventatezza ed ingenuità della loro bella figlia, l’inutile malvagità infantile del fratello, l’orribile avidità del paraplegico nonno.

In questo vaso di cristallo che si sbriciola il nostro protagonista, ultima ruota del carro, viene corrotto, resiste, cerca di lottare, esce sconfitto, si umilia, trionfa, ed il tutto dinanzi a questa pila di soldi, che alla fine serve soltanto per tentare di costruire un alcova accogliente e piacevole.

Nella battaglia c’è il vago sospetto che la maggioranza usi i sentimenti per costruirsi le relazioni, solo perché non può accedere al capitale senza fondo di magnati accidioso.

La regia è di elevata fattura, che si esalta in complesse composizioni sceniche, tipicamente pittoriche, sostenute quindi da pesanti inflessioni di inquadrature fisse, ogni tanto intervallate da travelling postmoderni, e abiurati, come per esempio quelli circolare. Luci fredde e soffuse tutte extradiegetiche, per sottolineare il parallelismo dei personaggi con la loro parte oscura.

regia: 7½
sceneggiatura: 6¾
recitazione: 7
7.1

link imdb

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Questa voce è stata pubblicata il 19 dicembre 2014 da in cinema, drama, recensione, sud corea con tag , , , , , .
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