Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

The red spectacles, di Mamoru Oshii

Firestorm

Mamoru Oshii, geniale regista dei Ghost in The Shell e di due dei 3 Patlabor, ha nel linguaggio dei cineasti dell’Est Europa ed in quelli della Nouvelle Vague i suoi portentosi padri putativi.
E non è un male, se nei suoi prodotti animati grazie anche ad una weltanshaung che sfonda lo schermo per giungere sotto varie forme nel cuore dello spettatore, rappresentata dall’eterno dilemma dell’immortalità dello spirito in contrasto con la mortalità del corpo fisico, sia poi riuscito a produrre i già annunciati capolavori.
Purtroppo nei suoi film live l’uso di un linguaggio cinematografico che eccede nella dilatazione temporale diventa una zavorra insormontabile, riuscendo ad appesantire il messaggio sotto strali (se non chili) di inquadrature e sequenze manieristiche e ridondanti.
Non è però il caso di The Red Spectacles, o perlomeno, qui il grande regista di Tokyo ha ancora un certo autocontrollo.
Il film che si inquadra nella complessa saga di Kerberos, una visione ucronica del Giappone, dove in un mondo militarizzato un gruppo scelto di una milizia governativa – i Kerberos – decide di ribellarsi all’autorità, riesce comunque a risultare equilibrato e coeso tra le parti.
Koichi Todome, grazie al sacrificio dei suoi compagni Soichiro Toribe e la fortissima Midori Washio, riesce ad abbandonare il Giappone.
Il tacito accordo che lo vuole lontano dalla terra degli Dei viene rotto dal suo improvviso rientro in patria. Il sistema para-militare che controlla il Giappone vuole la sua testa, e vuole impossessarsi della sua “inseparabile” borsa, ritenuta dall’intelligence militare pregna di segreti fondamentali.
Il film deve parecchio alle scelte grafiche di Godard in Alphaville, film icona per Oshii (e splendidissimo pure per me !!, NdA) e per il suo staff – che gli dedicheranno addirittura un episodio intero, il terzo, del serial TV Ghost in The Shell:  Stand Alone Complex – ed al concetto che lo stesso Oshii mise in mostra in Lamù:Beautiful Dreamer, il sogno come creazione e distruzione di un universo.
Queste due differenti direttive permettono all’autore di creare un film quasi paradossale, comico e demenziale, dove Koichi Todome lotta contro tutti e tutto. La chiusura del cerchio, il ritorno alla realtà è un pugno nello stomaco, i messaggi subliminali che l’opera inviava sottovento si trasformano in una fortissima e crudele scena al “Cinema”, luogo dello spettacolo interiore di Koichi. La realtà non si può combattere con i sogni. Ad accompagnare il tutto una evocativa e calda donna in rosso: novella Virgilio che aprirà la strada al fuggiasco Koichi Todome.
Chapeau.

regia: 8
sceneggiatura: 7
recitazione: 6½
7.2

link imdb

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Questa voce è stata pubblicata il 6 febbraio 2015 da in action, cinema, japan, recensione, sci-fi con tag , , , , , .
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