Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Birdman, di Alejandro Gonzalez Inarritu ★★★★¾

Firestorm

Come miglior sceneggiatura no, non vale lo Sciacallo, l’opera di Girloy è più sottile, elegante, coesa, e devastante. Birdman è solo ben scritta, con qualche inutile calo o compiacenza allo spettatore, ma fa il giochetto del metacinema, il cinema ha più di cento anni, ora i soloni del cinema vanno in brodo di giuggiole quando un film parla di un film (e di tutto quello che confà, in questo caso il ruolo dell’attore)

La regia è invece fantastica, e vale il 90% del film (il resto va a Keaton, bravo, e poi dirò perché), l’hand-held shooting è mostruoso, non solo perché Inarritu non eccede in flickering il vero dramma di questa tecnica, ma riesce a fare carrellate (e quelle da dietro sono fantastiche) che portano a raccordi poetici e meravigliosi, quasi musicali (e molto classicheggianti ^^): scena in cui il nostro impazzisce nel camerino, entra fuori campo il manager che cerca di consolare il nostro, la camera segue il manager che esce, incrocia le due donne, che scappano, il movimento è unico che prende anche Daniel, che uscendo dal suo camerino si invola sul tetto dove c’è la figlia di Keaton. Sequenza epitome della bellezza di questo film.
Michael Keaton è bravo perché non smette mai di essere attore della sua vita, non si perdona degli errori fatti, ma persevera non appena la sua passione prende forma. Un perfetto uomo Carveriano, nel senso di personaggio di un racconto di Raymond Carver, non quell’arrangiamento minchiata che sta facendo.

Tutta la loro claque di personaggi vivono pienamente un racconto di Carver, personaggi stanchi che vivono una esistenza nel cercare un qualunque motivo per arrivare alla fine della giornata.

Eppure Keaton tra tutti quelli ha la fiamma della recitazione, più dell’eccentrico e finto Daniel, che invece se ne abbevera per poter continuare a giustificare la sua di esistenza. E’ ingenuo Keaton, e Inarritu lo rappresenta con i suoi voli pindarici da supereroe, per questo può dire verità alla critica nel bar, ma sbaglia i tempi, i modi, e le cose da dire, il tutto risulta veramente un pour parler, una stanca ribellione che anela in verità soltanto al fatto di venir accettato.

Ed infatti alla fine rimugina fin quando non trova il modo per farlo, per farsi accettare.

30 giorni di riprese, due location, una attrice che passava di là nel tempo libero per girare le scene. Tecnica ed idee bastano ancora a fare buon cinema, anzi grande cinema.

regia: 9
sceneggiatura: 7½
recitazione: 8½
8.3

link imdb

2 commenti su “Birdman, di Alejandro Gonzalez Inarritu ★★★★¾

  1. Ivan
    26 marzo 2015

    Giusti i voti finali! Alla regia toglierei un punto: talvolta eccessiva! 🙂 🙂

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    • shindrake
      30 marzo 2015

      Non sono un grande fan dell’hand held shooting, ma condotto con questa musicalità non l’ho quasi mai visto. 🙂

      "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 9 marzo 2015 da in cinema, drama, recensione, usa con tag , , , , .
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