Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Humandroid (Chappie), di Neill Blomkamp ★★

Firestorm

Che un regista abbia una propria cifra tecnica, e questa la utilizzi in ogni suo film, come se fosse una firma, è cosa buona e giusta, se Scorsese non riesce fare a meno di costruire personaggi che ballano sul confine labile tra il buono e il cattivo, ma soprattutto se non costruisse tutte le sue produzioni intorno ad una mistificazione della città metropolitana, non sarebbe lui, se Kurosawa non alternasse la potenza del campo lungo con la drammatica espressività del primo piano, non sarebbe lui, se Leone non usasse il primo piano nella sua massima estensione temporale non sarebbe lui, se Refn mettesse da parte il colore rosso nella fotografia, non sarebbe lui, e così via. 
 
Ma di nessuno di questi si può dire di aver l’impressione che abbiano girato lo stesso film, sempre lo stesso, con la stessa tempistica e con la stessa modalità, ed è quello che accade in questa preoccupante terza opera del regista che era balzato agli onori con District 9, cioè Neill Blonkamp.
 
Poco da dire sulla capacità di rendere immanente e reale la sci-fi, i robot in tutte le loro versioni sono perfettamente ben integrati nella scenografia, tale da far sospettare che siano con noi, la scelta sempre azzeccata di scegliere colori freddi nella fotografia rende quindi il tutto contemporaneo, ad esso possiamo poi aggiungerci un uso saggio della macchina da presa, con quell’hand held shooting che rende il tutto ancora più vivo e quasi in real time, ma sul resto c’è da mettersi le mani nei capelli.
 
Non riesce a costruire una caratterizzazione credibile di un robot cosciente e che abbia preso coscienza di se stesso, perché ha troppo poco tempo, ed è troppo preoccupato a farlo arrivare ad una fase da “crisi adolescenziale”, e per farlo quindi usa tutti i cliché utilizzabili di questa terra.
 
Non riesce ad andare oltre allo stesso svolgimento in tutti i suoi film, questo geniale protagonista convinto delle sue idee, che poi si ammorba e asseconda i sentimenti che maturano al contatto di una realtà multiforme, la sua nemesi è sempre un esaltato para-militare (qui Hugh Jackman), ma il massimo lo raggiunge il dialogo tra il nostro protagonista e la presidentessa dell’azienda “Ho fatto una Intelligenza Artificiale! bisogna testarlo” “No, non c’è tempo”…Cioè ad una azienda di robot, il genio che ti ha inventato il robot con cui ti fai i soldi, ti dice che ha scoperto una IA, e per te non c’è tempo? Scelta credibile se non fosse una barzelletta…
 
Ed infine costruisce out of blue l’idea della nascita di una nuova dinastia di uomini senzienti, ma privi di corpo, in un climax finale surreale per il correre degli eventi (abbiamo anche un Chappie programmatore ed inventore, se è per questo).
 
Film imperfetto.
regia: 7¼
sceneggiatura: 4½
recitazione: 6½
6.0

link imdb

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Questa voce è stata pubblicata il 14 aprile 2015 da in 2014, cinema, sci-fi, south africa, usa con tag , , , , , .
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