Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Mad Max: Fury Road, di George Miller ★★★★¾

Firestorm

Non è sinonimo di qualità il fatto che un sequel sia gestito dal regista originale, è anche vero però che se il soggetto è ideato e scritto dallo stesso primo regista è probabile che la passione non ne deturpi il significante e l’architettura, ma anche dinanzi alle più rosee aspettative era difficile immaginarsi un film di siffatta energia, potenza, e rinnovamento di un brand.
 
George Miller torna alla regia e porta su schermo il suo capolavoro assoluto, Mad Max, e lo fa rinnovando la sua arte cinematografica, immettendo intere sequenze che si fondano su scelte cromatiche che variano tra colori caldi, il rosso fuoco del deserto, e colori freddi, il blu della notte, ci aggiunge anche un uso per niente invasivo e dispersivo del fast motion, cosa che permette di rendere le scene action meno caotiche, e più empatiche.
 
Carrellata sulla blindocisterna che entra in scena inseguita dai blindati nemici è inquadratura che sa di saggio occhiolino nei confronti dei vecchi fan della serie da parte di George Miller, come l’entrata in scena iniziale con il nostro Mad Max che si ciba di un animale del deserto cosa che rimanda al secondo capitolo quello ambientato nel deserto dove l’alimentazione proveniva da una scatoletta per cibo dei cani. 
 
Onorata la vecchia trilogia con questi tocchi eleganti alla regia, non si può nemmeno biasimare la caratterizzazione di Mad Max, furioso, egoista e sfiduciata, capace però di essere l’unico a portare a termine una missione impossibile, e qui bisogna dare il merito anche all’erede di Mel Gibson, un meraviglioso Tom Hardy, che non fa rimpiangere  l’antico padrone del ruolo, ad assisterlo una caleidoscopica Charlize Theron nel ruolo di Furiosa, una controparte di altissimo livello, che dona qualità all’intero cast di attori, una figura che riporta in auge antiche rappresentazioni di donne vincenti, come la Ripley di Sigourney Weaver.
 
Il film è un continuo inseguimento che non perde mai coerenza, e coesione, che si trasforma in una visionaria rappresentazione di uomini che vivono in una esagerazione estetica per celare le loro deformazioni, e avversità. 
 
Gli dei sono la benzina e l’acqua, ed il loro messaggero è il V8, per essi tutto è permesso, anche fanatismo stile religioni estremiste. 
 
Da sempre Mad Max affronta il tema della perdita di umanità in un mondo in cui tutto è andato a rotoli, in cui anche la sussistenza primaria non è garantita, proprio a causa  della limitatezza delle risorse fondamentali, in cui è facile dimenticare il proprio passato, giustificandolo come necessario, in cui il rimorso dà spazio al proprio credo. 
 
Mad Max è umano perché sa da dove viene, sa cosa ha perso, sa a chi ha mentito, Furiosa è umana perché sa di aver tradito, gli uomini della Cittadella sono dei mostri non per le deturpazioni radioattive bensì per il loro desiderio di perpetrare le loro nefandezze nel tempo, anelarne una continuità, loro causa iniziale della distruzione del mondo.
 
Il film ha scene action che si alternano senza soluzione di continuità, non venendo mai a noia sia per la fantasia nell’immaginare gli avversari, da macchine che sembrano dei porcospini, ad un attacco dalle montagne provenienti da moto da trial, sia per la fantasia negli attacchi, dall’alto con uomini che oscillano su una specie di albero inserito su potenti buggy, oppure speronate provenienti da altri camion.
regia: 8¾
sceneggiatura: 8
recitazione: 8
8.3

link imdb

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Questa voce è stata pubblicata il 22 Maggio 2015 da in 2015, action, australia, cinema, recensione, sci-fi, usa con tag , , , , .
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