Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Uno sguardo all’altra parte: The Hateful Height, di Quentin Tarantino ★★★★½

Firestorm

L’ottavo film di Quentin Tarantino è più di quello che sembra, e meno di quello che appare.

E’ più di quello che sembra perché nel costruire i personaggi c’è tanto della storia americana, una perfetta ricostruzione della sua psicologia, con la presenza di quei sottili riferimenti che rendono il film quasi difficile da usufruire per uno spettatore inconsapevole delle sfumature che l’hanno contraddistinta.

E’ facile infatti fermarsi alla divisione in nero, razzista, e schiavista dei personaggi, ma nel loro parlare ed agire, nel loro rapportarsi c’è tutta la complessità di un paese che ha sempre corso su due corsie, da una parte quella freschezza mentale che gli ha permesso di spodestare tutti i vincoli restrittivi, dall’altra l’efferatezza di scaricare sui più deboli la propria inadeguatezza.

Il veterano sudista che amabilmente chiacchiera con il nero nordista seppur pronto ad ucciderlo o ad umiliarlo alla prima possibilità, il cacciatore di taglie che trova il suo piacere nel tenere in vita la sua preda, l’odio tra deboli, messicani contro neri, e neri contro messicani, ma in definitiva il rispetto di tutti per Abrahm Lincoln, uno di quelli che ha permesso al paese di andare avanti, e di rimando quindi quel forte senso di nazionalismo insito in ogni cittadino americano.

E’ meno di quello che sembra perché non è un western vero e proprio, sebbene l’architettura cavalchi, citandolo in maniera egregia, il genere, e non è una colpa, anzi.

Anche il suo trasformismo, elemento caratterizzante del cinema di Quentin Tarantino, è meno marcato di quello che può apparire, il passare dal giallo allo splatter è quasi più una citazioni dei propri film che un vero salto nel buio.

Il risultato finale è un bel patchwork dove ai dialoghi che aiutano a caratterizzare i personaggi nella prima parte subentra il ritmo calzante ed energico nella seconda, con come sempre un finale maestoso e Tarantiniano, dove dei pusillanimi dimostrano di avere una morale. Che sotto sotto Tarantino ci voglia dire che sono le circostanze a fare l’uomo, e non il contrario ?

Tarantino sa fare film, nel senso che un film di Tarantino pretende ancora la partecipazione attiva dello spettatore, cosa che di questi tempi è merce sempre più rara.

 

regia: 8½
sceneggiatura: 8½
recitazione: 7¾
8.1

link imdb

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Questa voce è stata pubblicata il 22 febbraio 2016 da in 2015, action, cinema, recensione, western con tag , , , , , .
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