Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: Rin, di Katsuhiko Ikeda ½

In uno sperduto paese di campagna si rinnova ai giorni nostri una vecchia leggenda che vede bambini e giovani rapiti e uccisi da uno spirito.

Un gruppo di adolescenti cerca di investigare sulla causa con l’aiuto di un esterno, un ragazzo silenzioso ed introverso che proviene da Tokyo.

Un gruppo che approfondirà amicizie, debolezze e scoprirà il terribile passato del ragazzo.

Il classico lavoro che gioca sulla solidità dell’amicizia e sull’importanza della fiducia, lo fa però usando strumenti narrativi inutilmente arzigogolati, pretestuosi e messi in scena con una recitazione squallida, dove trionfano imbarazzanti pause tra una frase e l’altra.

Un lavoro che tenta anche di risultare moderno inserendo temi contemporanei come il bullismo e il cyberbullismo, l’impressione che si ha è quella di un lavoro marginale, poco approfondito e con il chiaro intento di offrire una facile scappatoia al suo pubblico di riferimento, quello delle tv generaliste.

Inguardabile

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