Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: Beasts Clawing at Straws, di Kim Yong-hoon ★★★½

Un thriller che ruota intorno ad una sacca piena e zeppa di soldi, compare una prima volta in una sauna per poi avvolgere la vita di un variegato numero di individui di varie estrazioni sociali e con una morale alquanto borderline

Un agente che lavora presso l’anagrafe è un giocatore d’azzardo costretto ad indebitarsi da un efferato usuraio, la sua ragazza, una appariscente donna che vive in una bolla di ricchezza e spregiudicatezza, nasconde la sua anima più dark, una escort picchiata in maniera brutale da un marito che, nella vita reale, appare come un agnellino, un immigrato cinese che vive di espedienti, infine un indefesso lavoratore, costretto a riciclarsi come bidello di quella sauna dove compare la borsa perché sconfitto dalla crisi economica.

L’opera costruisce con un certo fascino e con una buona capacità di tenere alta l’attenzione dello spettatore il viaggio di questa borsa, gli fabbrica lo schema del suo continuo passaggio di proprietà, sedimenta le intenzioni individualiste e feroci dei vari “proprietari” occasionali, non dimentica di colorare il tutto con un certo voyeurismo splatter che ha il compito di aumentare il pathos.

La fotografia fatta di luci fredde è essenziale, in grado di sottolineare il buio che si cela dietro a questo individui.

Un buon lavoro che si fonda su una buona architettura del mystery.

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