Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: Diner, di Mika Ninagawa ★★

Mika Ninagawa regista appena uscita dall’esperienza di Netflix con il serial femminista Followers, in precedenza aveva diretto il ritorno sul grande schermo di Erika Sawajiri in Helter Skelter, in tutte le sue opere il colore, nella sua varietà e nei suoi contrasti sono il leit motiv.

In genere i suoi lavori narrativamente risultano spesso un patchwork di generi, in cui l’eccentrica fotografia abbaglia esteticamente lo spettatore, in questo lavoro vi è la presa di coscienza della protagonista all’interno di uno schema di battaglie e di sfide che ricordano Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll e l’Hotel Continental della saga di John Wick.

Esagerazioni, comportamenti borderline, scimmiottamenti di stili di vita provenienti dai più disparati luoghi circondano la protagonista, una ragazza senza futuro che si fa comprare da un cuoco proprietario di un ristorante per killer.

Nelle crescenti battaglie la ragazza prende risolutezza e decide di agire per costruirsi un futuro.

Non si può parlare di tensione, nemmeno di grandissima empatia, sebbene la regista costruisca una storia romance tra il cuoco e la protagonista, più che altro è un pedissequo susseguirsi di avvenimenti estremi che trovano la sua apoteosi nel bambino killer, anche qui però la conclusione in anticlimax assomiglia troppo ad un contentino per tutti i target.

Lavoro effimero.

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