Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: To the ends of the earth, di Kiyoshi Kurasawa ★★★½

Un film di Kiyoshi Kurasawa, in partneship con l’Uzbekistan, diventa un modo per interrogarsi sulla natura individualista di un character occidentale, rappresentata dalla caotica Atsuko Maeda, giornalista freelance con velleità da cantante.

L’incapacità di relazionarsi con il mondo circostante, l’obbligo morale di dover sempre fare leva sulle proprie forze, altrimenti si viene divorati dai lupi travestiti da agnelli che imperversano nelle città e nel mondo di lavoro occidentale, porta la protagonista a non riuscire a godersi i tempi ed i ritmi di una civiltà che mantiene il piacere del giusto tempo e del giusto spazio.

Il regista costruisce scene in cui la giornalista insegue l’effimera vacanza tipica occidentale, godersi i luoghi segnati da qualche rivista di un tour operatore nel più totale solipsismo arrivando ad autopunirsi, relegandosi in market fotocopia dei combini nipponici perdendosi le peculiaritià e l’unicità di un’altra cultura.

Sarà il viaggio nel teatro pubblico, costruito da prigionieri di guerra giapponesi nella seconda guerra mondiale, a costruire una forma di sinergia con quel mondo, a permettere all’anima artistica dell’artista di accettare le differenze e mettere in mostra le proprie debolezze.

Un egregio lavoro che si fonda su un one-woman show della brava Atsuko Maeda.

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