Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: The Drug King, di Min-ho Woo ★★½

Il volto e la recitazione del grande Kang-ho Song servono per caratterizzare, formare, erigere la figura del dio dell’Ice (le metanfetamine) droga che inondò il Giappone ad inizio anni ottanta.

C’è tutto quello che l’ha reso famoso, guasconeria, ironia, postura, la capacità di raccontare le idiosincrasie e le paure dell’animo umano, coadiuvato da un cast di tutto livello, la parte della femme fatale è interpretata dalla bravissima Doona Bae, tutto questo non è sufficiente a promuovere a pieni voti il film.

Eppure si accenna alla dittatura di Park-chung Hee e alla sua ferocissima Kcia (servizi segreti coreani), eppure si accenna all’esplosione economica del paese e al conseguente rimescolamento sociale, eppure si accenna alle conseguenze di questa droga nella popolazione.

Appunto, il problema è che si accenna, il personaggio veleggia sulla società che l’ha plasmato e sta plasmando, il regista non riesce a dare spessore agli stravolgimenti, alle dinamiche delle gang, all’orrore della dipendenza della droga.

Anche la dipendenza del protagonista sembra un atto quasi casuale, frutto del suo egoismo, sebbene poi costruisca un decadente cliffhanger finale.

Il problema si trova nel tentativo del regista di non appesantire la narrazione con la grevità delle situazione, con il risultare di far apparire il background sociale un elenco di situazioni privo di animo.

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