Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: Colorless, di Takashi Koyama ★★★½

Takashi Koyama proviene dal mondo dei videoclip e da quella città, Osaka, fucina del nuovo mondo del cinema indipendente, alla sua prima direzione sceglie di costruire una storia sentimentale nel mondo variopinto ed enorme dello spettacolo.

Ma non lo spettacolo brillante del cinema mainstrean, delle idol e degli attori da serial tv, bensì di tutto quel mondo che riempie l’entertainment nipponico fatto di riviste, modelle che gestiscono account che pubblicizzano prodotti, fotografi di prodotti usa e getta.

Takashi Koyama sceglie di usare telecamere digitali che gli garantiscono una enorme profondità di campo, in questo contesto i protagonisti sembrano venire immersi dalla maestosità e dalla frenesia di una città e dei suoi abitanti disinteressati all’individuo e alle sue necessità, una fotografia illuminata da luci fredde fanno ricordare l’enigmatico e potente The Tokyo Night Sky is always the densest shade of blue.

Takashi Koyama dirige due stelle nascenti del cinema nipponico Daichi Kaneko e la kawai Ruka Ishikawa, il primo recita nel ruolo di un fotografo ancora alla ricerca di un suo ruolo, relegato a concentrarsi su prodotti per bambini, a riprendere oggetti usa e getta, continua a presentare portfolio ad editor di riviste senza successo.

La seconda, Yuka, è una modella per riviste, in rampa di lancio che abbisogna di un nuovo servizio fotografico, sembrano incontrarsi per caso, sembrano piacersi, sembrano andare d’accordo.

L’opera prende di profondità quando l’autore cambia il punto di vista e si concentra sulla ragazza, quelli che erano segnali, le lacrime della ragazza alle avance del ragazzo, la facilità con la quale la ragazza cede alle richieste, diventano un complesso mondo fatto di compromessi al ribasso.

Yuka ha costruito la sua identità su quella degli altri, ingloba le loro frasi, i loro modo di dire, i loro atteggiamenti, per poter così rientrare nel mondo omologato che la circonda, arrivista e disinteressato al particolare.

Tradimenti e bugie si moltiplicano arrivando a costruirle una realtà fittizia che la vede precipitare sempre più, anche perché chi le sta accanto, maschio e in ascesa, insegue i prodromi di quel mondo preoccupandosi unicamente dei suoi sentimenti e della sua verità.

La grande prova della Ishikawa dà voce e forma a tutti quei comprimari, soprattutto donne, che vengono triturati nel mondo dello show business a qualunque grado e livello.

Lavoro ottimo, regista da seguire.

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