Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: Red Post on Escher Street, di Sion Sono ★★★★½

Il metacinema, il raccontare con il cinema il cinema, è una dei generi maggiormente trattati dai cineasti contemporanei.

Un modo per interrogarsi sulle molteplici caratteristiche che concorrono a formare un film, la complessa produzione dove si svicola tra burocrazia e compromessi, la componente artistica dove confluiscono ispirazione e interessi, la lunghissima macchina produttiva formata da assistenti e vari direttori di una miriade di reparti che producono materialmente il film.

Sion Sono si è distinto nel panorama del cinema giapponese da una parte per la sua capacità di destrutturare i valori fondanti della società contemporanea nipponica, dall’altra per una regia essenziale ma che non perde di dinamicità.

Non sorprende quindi che per parlare di cinema si focalizzi sulle comparse, il regista di Toyokawa attraverso la loro complessa selezione fa un duro j’accuse al cinema nipponico o in generale al cinema, in cui il prestigio e la fama sembrano essere il frutto ed il risultato di interessi di parte.

Un regista molto famoso è alle prese con una produzione dal basso budget, spinto dalla presenza mistificata della sua ragazza, interpretata dalla sbarazzina Mala Morgan, si decide a selezionare un casting di attori non professionisti.

Le storie delle varie concorrenti, una donna che vede il padre suicidarsi, una moglie che desidera proseguire il sogno di divenire attore del marito defunto, un club di fan che idolatrano il regista, un gruppo di attrici da cabaret ed un altro di amiche occasionali, si alternano con colori e dinamicità sorprendenti in maniera tale da enfatizzare le aspettative e le caratteristiche che il cinema dovrebbe sempre avere con sé.

Sion Sono non dimentica di essere entrato nel mondo dell’entertainment attraverso quel fenomeno che fu la sua Tokyo Gagaga, una band di saltimbanchi che imperversava per le strade della Tokyo grigia dei salary man, non ha quindi dimenticato che per cambiare le cose c’è bisogno di una rivoluzione, nel potente cliffhanger finale saranno gli ultimi a ridare vita e voce al film e di rimando al cinema.

Un’opera magnifica.

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