Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: Night in Paradise, di Park Hoon-Jung ★★

La sopraffina tecnica di Park Hoon-Jung, movimenti di camera in grado di far esplodere la caratterizzazione dei protagonisti, grandi paesaggi come momenti di distensione, uso abbandante di luci fredde, garantiscono a qualunque opera una energia ed una qualità estetica di indubbio valore.

Una trama può anche reggersi su pochissimi elementi narrativi, è allora sufficiente dare forza alle proposizioni dei protagonista, ad una enfatizzazione di tutto il compound che concorre alla loro caratterizzazione, per produrre un’opera ficcante e vincente, ne sono un esempio John Wick.

Quest’opera vorrebbe essere la sintesi delle dinamiche di un A Bittersweet life, un killer che per fuggire dalla sua esistenza cerca di realizzarsi nel compiacere una sconosciuta, e la cruda vendetta di un Leon e Nikita, in verità per due ore non accade nulla.

Siamo immersi in pestaggi senza alcuna tensione, tranne che per la rappresentazione di una teatrale truculenza, una pseudo storia d’amore che si fonda su basi melodrammatiche da film anni cinquanta, siamo in continua attesa di un qualcosa che sembra non avvenire.

Un gangster per vendicare la sua famiglia vuole uccidere il capo del clan rivale, viene esiliato sull’isola di Jeju presso la casa di un cinico venditore di armi in attesa di una nuova destinazione, insieme all’uomo vive una giovane ragazza, indisponente ed irrivirente è gravata di una malattia terminale.

Frattanto a Seoul le cose non vanno come dovrebbero andare ed i cambiamenti arriveranno fino a Jeju, dove la vendetta seminerà morte e distruzione.

Il montaggio che alterna le dinamiche politiche dei gangster e il lento deterioramento della tranquilla vita di una isola ai confini del mondo avrebbe del fascino, sennonché il risultato appare privo di quell’ipotetica forza, in parte perché la popolazione dell’isola è completamente assente, in parte perché i nostri non si dimostrano all’altezza di una qualunque forma di contrapposizione di questa ondata.

In verità il film ha nel finale tutta la sua forza e il suo tentativo di differenziarsi dal resto degli action movie vendicativi, un modo per sottolineare che il pericolo si trova negli underdog. Ma arriva dopo quasi due ore che, purtroppo, risultano privi di mordente.

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