Ad Est della Cinepresa

Sguardo disincantato al cinema asiatico

Recensione: Minari, di Lee Isaac Chung ★★★ ½

Siamo negli Stati Uniti di Reagan, la Corea del Sud guidata dai generali dopo l’epoca del collaborazionista giapponese Park Chung-hee, resta un paese difficile da gestire, dove l’opposizione in qualunque forma e grado viene perseguita, l’emigrazione diviene così una risorsa.

I protagonisti sono una coppia di emigranti della Corea del Sud che si trasferiscono dalla California in Arizona per inseguire il sogno del marito di abbeverarsi alla fonte del mito del self made man.

Si trovano catapultati in una casa roulotte con intorno una quantità immensa di terreno, l’uomo vuole divenire un agricoltore. La donna isolata e spaesata da questo ambiente, con un figlio più piccolo malato di cuore, comincia a dubitare del marito che si interessa, unicamente, del suo podere.

L’arrivo della madre della donna dovrebbe garantirle una compagnia e una forma di assistenza ai figli, ma la donna è uno spirito libero, incapace di rappresentare la classica nonna che fa biscotti e racconta fiabe, è una incallita giocatrice di hwatu (hanafuda per i giapponesi), un gioco di carte che per dinamiche comportamentali potrebbe ricordare la nostra morra o belote, più che diminuire la tensione la aumenta sebbene permetta ai giovani nipoti di non farsi trascinare dalle diatribe sempre più crescenti dei genitori.

A differenza della nonna, ogni membro di questa famiglia insegue il proprio ideale individualmente, credendo che da soli si possa ottenere tutto e che il meglio dell’altro dipenda dalle proprie scelte personali, sarà un rocambolesco climax finale a far comprendere che le battaglie si combattono insieme, perché anche le sconfitte diventeranno più semplici da digerire.

Minari, il nome che dà il titolo all’opera, è una specie di prezzemolo, se curato cresce rigoglioso anche negli anfratti più difficili.

La regia è minimale quasi invisibile come nel cinema classico hollywoodiano, di moderno ha che i raccordi tra le varie fasi inquadrano lo spettatore in percorsi visivi-narrativi declinati dal regista.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 Maggio 2021 da in 2020, cinema con tag , , , , .
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